I Test di Personalità

I Test di Personalità

Gli strumenti testistici che descrivo in questo articolo sono ad uso esclusivo dello psicologo, il quale ha le competenze necessarie alla somministrazione, allo scoring e all’interpretazione al fine di indirizzare al meglio l’intervento terapeutico ove necessario.

Che cos’è un disturbo di personalità

A livello clinico, formulare delle ipotesi sulla personalità dell’individuo è essenziale per arrivare a comprenderne le problematiche personali, le risposte emotive, risorse e difficoltà, ma soprattutto la capacità del soggetto di collaborare ad un progetto riabilitativo che abbia come fine il raggiungimento di un benessere individuale. Indagare a fondo la personalità dell’individuo fornisce al clinico informazioni essenziali circa l’indicazione al trattamento e la sua conduzione. Inoltre è importante indagare l’eventuale presenza di un DISTURBO DI PERSONALITA’. Si parla di disturbi della personalità quando i tratti che la caratterizzano si configurano come rigidi e non adattivi, causando una grave compromissione del funzionamento globale con uno stato di estrema sofferenza nel soggetto (egosintonica/egodistonica). Secondo Caprara e Pastorelli (2001), la psicologia della personalità mira a svolgere una funzione integrativa tra i diversi ambiti della psicologia, essendo in grado di descrivere e render conto delle differenti condotte e strategie individuali in ambiti diversi: da quello educativo, al fine di promuovere lo sviluppo di ciascuno secondo le sue potenzialità, a quello organizzativo, in cui ci si propone di accordare al meglio capacità individuali, a quello clinico, in cui lo scopo può essere quello, ad esempio, di correggere strategie e convinzioni errate che costituiscono elementi disfunzionali per la persona e per il contesto in cui è inserita.

Strumenti di indagine

Gli strumenti d’indagine della personalità oltre al colloquio sono i test oggettivi e proiettivi.

Tra i questionari di personalità riferiti a teorie fattoriali e strutturali troviamo:

Il questionario di personalità l’Eysenck Personality Questionnaire – EPQ di Eysenck

L’EPQ si basa sulla teoria delle dimensioni della personalità, secondo la quale la personalità sarebbe definita da “dimensioni” intese come costrutti teorici stabili. Inizialmente fu riconosciuta l’esistenza di due dimensioni principali, chiaramente definite, Estroversione e Nevroticismo a ciò si aggiunse successivamente una terza dimensione denominata Psicoticismo.

Basato su questo modello a tre fattori, l’EPQ dà una misura delle tre fondamentali dimensioni della personalità:

Il fattore Nevroticismo descrive l’emotività della persona sul continuum che va dalla stabilità all’instabilità emotiva.

Il fattore Estroversione fornisce un indice della socievolezza e della vivacità della persona (il risultato ottenuto in questa scala colloca il soggetto sul continuum che va dall’estroversione all’introversione).

Con il fattore Psicoticismo si rilevano se e a quale livello sono presenti disturbi della condotta (in misura marcata indica la disposizione a sviluppare potenzialmente anomalie psichiatriche inoltre descrive la persona in termini di empatia, sensibilità, socializzazione).

Il questionario prevede anche una misura della dissimulazione (scala Lie o L). È poi possibile, ricavare i punteggi di altre due scale: Dipendenza (valutata in rapporto alla dipendenza da sostanze) e Criminalità (utile predittore di condotte antisociali).

16 PF, una descrizione

Il 16PF di Cattel che fornisce un profilo di personalità che non  fa alcun riferimento alla presenza/assenza di disturbi. Le sedici scale sono relative a fattori bipolari (come estroversione /introversione,) ed hanno un punteggio che va da 1 a 10, dove 1 indica la massima presenza del fattore di un polo e 10 indica il massimo nel fattore opposto.

Il test si è rivelato, nel corso degli anni, anche un ottimo predittore di performance in ambito aziendale, diventando quindi un utilissimo strumento, sia per selezionare nuovo personale, che per valutare il potenziale di dipendenti già all’interno dell’azienda e orientarne le carriere.

Il questionario è composto da 185 item con tre possibili risposte e misura 16 fattori primari, 5 fattori globali e 3 indici dello stile di risposta.

Le 16 dimensioni individuate sono bipolari e relativamente indipendenti:

A = Espansività

B = Ragionamento

C = Stabilità emozionale

E = Dominanza

F = Vivacità

G = Coscienziosità

H = Audacia sociale

I = Sensibilità

L = Vigilanza

M = Astrattezza

N = Prudenza

O = Apprensività

Q1 = Apertura al cambiamento

Q2 = Fiducia in sé

Q3 = Perfezionismo

Q4 = Tensione

Oltre ai fattori primari, che costituiscono i tratti fondamentali della personalità, il test può essere usato per misurare anche tratti più ampi, denominati fattori globali e valutabili raggruppando quelli di primo ordine. In specifico cinque sono le scale atte a questa rilevazione: Estroversione, Ansietà, Durezza, Indipendenza e Autocontrollo.

Alle scale riferite ai sedici fattori primari di personalità si aggiungono tre indici dello stile di risposta al test: IM (Management dell’Immagine), scala di desiderabilità sociale i cui item non fanno parte delle sedici scale dei fattori primi di personalità; INF (Infrequenza), che permette di individuare se il soggetto ha risposto a un numero relativamente ampio di item in modo differente rispetto alla maggior parte delle persone; ACQ (Acquiescenza), misura della tendenza a rispondere “vero” ad un item senza tenere conto del suo contenuto.

Il Big Five Questionnaire 

Il BFQ  di  Caprara e al. è un test di personalità basato sulla teoria dei Big Five, che individua cinque dimensioni fondamentali per la descrizione e la valutazione della personalità.

I Big Five

E = Energia, che è inerente a un orientamento fiducioso ed entusiasta nei confronti delle varie circostanze della vita, la maggior parte delle quali è interpersonale.

A = Amicalità, che include, a un polo, caratteristiche come l’altruismo, il prendersi cura, il dare supporto emotivo, e, al polo opposto, aspetti come l’ostilità, l’indifferenza verso gli altri, l’egoismo.

C = Coscienziosità, che fa riferimento a caratteristiche come la precisione e l’accuratezza, l’affidabilità, la responsabilità, la volontà di avere successo e la perseveranza.

S = Stabilità emotiva, che è una dimensione molto ampia comprendente una varietà di caratteristiche collegate all’ansietà e alla presenza di problemi di tipo emotivo, quali la depressione, l’instabilità di umore, l’irritabilità, ecc.

M = Apertura mentale, che fa riferimento all’apertura verso nuove idee, verso i valori degli altri e verso i propri sentimenti.

Per ognuno dei Big Five sono state individuate due sottodimensioni (12 item ognuna), ciascuna delle quali fa riferimento ad aspetti diversi della medesima dimensione.

In abito clinico vengono utilizzati sia test oggettivi che proiettivi.

Uno dei test oggettivi più noti e usati è l’MMPI-2.

MMPI-2

Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory ( Hathaway e McKinely, 1989) è costituito da 567 item a doppia alternativa di risposta (vero o falso) e si compone di 8 scale di validità, 10 scale cliniche di base, 5 scale latenti-palesi di Wiener e Harmon, 9 scale cliniche ristrutturate, 28 sottoscale di  Harris e Lingoes, 3 sottoscale della scala Si, 21 scale supplementari, 15 scale di contenuto e 27 scale relative alle componenti delle scale di contenuto. Quelle di controllo permettono di capire se il soggetto è stato sincero nella risposta oppure ha cercato di fingere, oppure ha risposto in modo causale e contraddittorio. Le scale cliniche esplorano vari quadri patologici e utilizzano etichette come isteria, depressione, schizofrenia. Con i punteggi delle dieci scale si ricava un profilo di personalità. I singoli punteggi alti oltre i 70 punti indicano la presenza di un disturbo mentale messo a fuoco dalla specifica sottoscala. Esso è applicato anche come test di attitudini e selezione del personale.

Un altro test di personalità

Un altro valido test è il TALEIA-400 (Boncori L.) è un questionario di valutazione degli aspetti psicopatologici della personalità in soggetti tra i 17 e i 65 anni.

È il solo a poter vantare la standardizzazione sulla popolazione italiana riferita contemporaneamente a tre situazioni: clinica, orientamento e selezione. Il questionario è composto da 18 scale basate sui criteri nosografici di ICD-10 e DSM-IVR, e da 3 scale di controllo.

Si sceglie tra quattro alternative di risposta su una scala di frequenza temporale tra “vero” e “falso”.

I Test Proiettivi più utilizzati

Rorschach (1921) il più diffuso, amato e discusso tra i test.

È composto da 10 tavole che recano, ognuna, una macchia di inchiostro diversa dalle altre. Le tavole Rorschach si dividono rispettivamente in:

5 tavole monocromatiche; 2 tavole bicolori; 3 tavole colorate.

Durante la prima fase, di somministrazione, lo specialista presenta una alla volta le 10 tavole al soggetto, invitandolo a descrivere ciò che sta osservando, evidenziando le sensazioni, le immagini, le emozioni che la macchia di Rorschach evoca in lui.

Il soggetto fornisce quindi la sua personale interpretazione dell’immagine che sta osservando e lo specialista deve annotare ognuna di queste considerazioni che gli serviranno, in fase interpretativa, a comprendere vari aspetti della personalità del soggetto, dalla sua organizzazione cognitiva, al modo di affrontare le diverse problematiche, ai contenuti di pensiero, a diverse considerazioni della sfera emotiva e relazionale.

Seguono altre due fasi, le prove supplementari e l’inchiesta, che permettono all’esaminatore di scendere ancora più nel dettaglio dell’indagine.

Nello specifico, l’inchiesta è una fase cruciale del processo di valutazione. Durante questa fase lo specialista pone delle domande dirette al soggetto per chiarire le motivazioni che lo hanno spinto a fornire la risposta allo stimolo. Una buona inchiesta permetterà successivamente una corretta siglatura.

Dopo aver raccolto i dati fondamentali, l’esperto si accingerà a condurre la fase di “traduzione” delle impressioni del soggetto in risultati, la cosiddetta fase di siglatura.

A seguito della siglatura del Test di Rorschach vengono condotte le ultime due fasi, quella del computo generale dei dati e quella dell’interpretazione.

In particolar modo, la fase dell’interpretazione viene condotta dallo specialista attingendo non solo dai risultati del test ma dal proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze in campo clinico, psicometrico e teorico.

Un altro test di matrice proiettiva è il T.A.T. (thematic Apperception Test) di Murray e Morgan (1943) formato da 31 tavole con rappresentate scene indefinite, mira a rivelare contenuti significativi della personalità: l’ipotesi base è che il soggetto, quando interpreta una situazione ambigua, quale viene rappresentata in ciascuna tavola, proietti sul personaggio principale in cui si identifica motivazioni, bisogni, emozioni che egli avrebbe in un’analoga situazione. Si chiede di raccontare una storia per ogni tavola, quello che accade, ciò che è accaduto precedentemente, come andrà a finire. Dopo si procede all’inchiesta per ottenere spiegazioni, chiarimenti e per cercare di sapere da dove il soggetto abbia tratto l’idea per la storia.

C.A.T. di Bellak, bambini 3-10 anni

Formato da 10 tavole con scene di animali (maggiore facilità immedesimazione), situazioni scelte in base in rapporto ai conflitti dello sviluppo psiossessuale di Freud;

Infine voglio citare la SCID-II (First et all.,1997), intervista semistrutturata costruita in modo da formulare una diagnosi relativa ai disturbi dell’asse II del DSM IV TR.

Come ho detto all’inizio di questo articolo, tutti questi test, sono ad uso esclusivo del professionista psicologo, il quale, ne fa oculato uso come parte integrante del processo diagnostico ai fini di perseguire il benessere del paziente.

Se pensi di avere un problema, se ti trovi in una condizione di sofferenza rivolgiti ad un professionista, il quale tra i vari strumenti del mestiere ha anche i test per arrivare ad una chiara definizione della problematica con l’obiettivo di raggiungere il benessere nella tua vita.

 

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    Bibliografia

    Boncori L. Teorie e tecniche dei test. Bollati Boringhieri, Torino. 1993.

    Boncori L. I test in Psicologia. Fondamenti  teorici e applicazioni. Il Mulino, Bologna. 2006.

     

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