Tag: Depressione maggiore

Depressione maggiore

La depressione maggiore, detta anche depressione endogena o  depressione unipolare, è un disturbo dell’umore caratterizzato da svariati sintomi

Sintomi depressione maggiore – Disturbi depressivi

Fra i diversi sintomi della depressione maggiore vi sono: profonda tristezza, calo della spinta vitale, perdita di interesse verso le normali attività, pensieri negativi e pessimistici.

Diagnosi depressione maggiore – DSM-5

La diagnosi e valutazione dei sintomi di una persona depressa può essere unipolare, bipolare e ricorrente. Per ottenere una più chiara diagnosi il professionista può valutare i comportamenti di una persona e far uso di alcuni test tra cui, per esempio, beck depression inventory.

Trattamenti e cura del disturbo depressivo maggiore

La terapia maggiormente adoperata nel trattamento della depressione maggiore è quella farmacologica associata a quella psicologica di tipo cognitivo comportamentale.

 

 

  • Non ho più voglia di vivere: pagina di un diario

    Non ho più voglia di vivere: pagina di un diario

    Lacrime…

     

    Accade che una mattina ti svegli e non ti senti più la stessa. Ti senti diversa e non capisci perché. Ti ritrovi a piangere, sempre più spesso, in svariati momenti della giornata e per quanto ti sforzi non puoi farne a meno. Se chi ti sta vicino ti chiede spiegazioni per le tue lacrime, tu non sai dare una risposta. Sai solo che ti senti come un peso che ti schiaccia lo stomaco e che ti soffoca portandoti via tutta l’aria dai polmoni. Solo se piangi, per un breve momento ti senti più “libera” e “appagata” da questa oppressione.

     

    Non ho più voglia di vivere: ritrovare un senso

    La giornata inizia ad apparirti immensamente lunga: la luce del mattino con il suo sole caldo e pieno di vita ti dà fastidio, ma anche il cielo grigio e la pioggia ti irritano. Ti alzi e sei preda di una irritabilità e inquietudine perenne. Conti i secondi che ti separano dal momento in cui potrai andare a dormire. Il sonno è l’unico amico di cui hai bisogno, sai che tra le sue braccia protettive troverai conforto, sollievo e tutto il riposo necessario che desideri. Ma ti alzi nonostante tutto la mattina. Ogni giorno facendo sempre uno sforzo in più, sentendoti già stanca e abbattuta e senza la voglia di fare nulla: doccia, svegliare marito e figli, preparare la colazione, accompagnare i figli a scuola, riordinare casa, andare a prendere i figli da scuola, preparare il pranzo, aiutare i figli con i compiti, accompagnarli in palestra, al catechismo, a lezioni di musica, dal dentista, al compleanno dell’amichetto e poi stirare, lavare, fare la spesa, preparare la cena…  e di nuovo ripetere tutto da capo l’indomani, e l’indomani ancora, e ancora così.

    Tutte le mansioni che svolgevi abitualmente diventano incredibilmente pesanti e inutili. Ti chiedi “perché?” “a che scopo rimanere invischiata in questa noiosissima routine quotidiana?”. Come un criceto intrappolato nella sua gabbia e costretto a girare all’infinito sulla sua ruota, ti senti incastrata in qualcosa che diventa sempre più faticoso da mandar giù e cerchi una qualunque via di fuga che ti possa far sfuggire dal tedio di una vita terribilmente noiosa e monotona.

    Iniziano a girarti per la mente sinistri pensieri. Un’oscurità sempre più grande si fa strada dentro di te. La noia è totale. Niente ti soddisfa e ti allieta. Cerchi di assecondare i tentativi di familiari e amici: provi a stare in compagnia, provi a rintanarti nel lavoro o tra le faccende di casa, cerchi di svagarti uscendo, provi a fare la spesa, a prenderti cura di te stessa magari acquistando un abito nuovo o un taglio di capelli diverso, a stringerti sempre più spesso al petto i tuoi figli e a nutrirti del loro affetto genuino, a sorridere per loro. Ma la terribile verità che non riesci più a nascondere e a confessare neanche a te stessa è che non provi assolutamente nulla. Nessuna emozione. Un vuoto agghiacciante ti pervade e ti senti solamente stanca, sempre più stanca e ti domandi che senso ha continuare a vivere in questo modo. “Per quanto ancora riuscirò a resistere?”.

     

    Priva di forze vuoi solo che tutto finisca e la voglia di porre fine alla tua vita perché non sopporti più di andare avanti in questo modo, e vuoi liberarti da ogni cosa, ti solletica sempre di più. E quando arrivi a provare queste sensazioni ti rimangono solo due strade davanti a te da percorre, o arrenderti e soccombere al vuoto e precipitare in un abisso sempre più oscuro o aggrapparti ad una fune e tirartene fuori. Se dentro di te senti ancora del fuoco che ti brucia dentro, se ti odi per come sei diventata, allora per te c’è ancora una speranza. Proverai a fare tutto da sola, perché ti senti equilibrata, forte abbastanza da riuscire a combattere e riprenderti la tua vecchia vita ma i tuoi saranno passi malfermi e ad ogni fallimento ti sentirai peggio. Ti renderai conto troppo tardi che sei entrata dentro un mondo troppo grande e buio da gestire da sola e solo chiedendo aiuto a dei professionisti ne verrai davvero fuori. Non sarà semplice né immediato, dovrai lottare contro te stessa e la negatività che ti hai privato della tua luce ma ne uscirai.

    Dalla penna di C.I.

     

    Come ritrovare il sorriso e la gioia di vivere?

     

    A scrivere è una persona che ha vissuto una dolorosa esperienza, si è rivolta a degli esperti e senza mai arrendersi e combattendo ogni giorno ne è uscita fuori. Questa è una delle tante testimonianze di dolore psicologico. Se anche tu stai vivendo un periodo difficile non arrenderti, chiedi aiuto e ritorna a brillare. Riprenditi la tua vita e il tuo diritto a sorridere di nuovo con gli occhi e con il cuore.

     

    HAI BISOGNO DI SUPPORTO PSICOLOGICO? 

    [contact-form-7 id=”2922″ title=”Identità”]

     

     

     

  • Depressione maggiore sintomi, valutazione e terapia.

    Depressione maggiore sintomi, valutazione e terapia.

    Il tuo umore è depresso, triste, disperato, scoraggiato o “giù di corda”?  Ti senti “spento”, come se non provassi sentimenti o sei ansioso? Ti irriti facilmente? Il tuo appetito e la tua regolarità nel sonno sono cambiati ultimamente?  Ti senti sempre stanco? Prima di andare avanti con la lettura dell’articolo voglio sottolineare che avere qualche sintomo non basta a porre diagnosi, evita sempre l’autodiagnosi e se pensi di avere un problema RIVOLGITI SEMPRE AD UNO SPECIALISTA!

    I SINTOMI DELLA DEPRESSIONE MAGGIORE

    5 (o più) tra questi sintomi definiscono un episodio depressivo maggiore:

    1. Umore depresso

    L’umore depresso deve essere presente per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni.

    1. Diminuzione di piacere e di interesse

    Per tutte, o quasi tutte le attività per la maggior parte del giorno quasi tutti i giorni.

    1. Perdita o aumento di peso

    Alcuni individui depressi riferiscono di doversi sforzare a mangiare mentre altri possono mangiare di più e desiderare cibi particolari.

    L’aumento o la diminuzione di peso non sono comunque dovuti alla dieta.

    1. Insonnia o Ipersonnia

    L’alterazione del sonno può assumere la forma della difficoltà a dormire o quella del dormire eccessivamente.

    1. Agitazione o rallentamento psicomotori

    Le alterazioni psicomotorie includono agitazione (incapacità di stare seduti, passeggiare avanti e indietro, stropicciarsi le mani, tirarsi o sfregarsi la pelle, i vestiti o gli oggetti) oppure rallentamento (eloquio, pensiero e movimenti del corpo rallentati, eloquio con riduzione di volume, di inflessioni o mutacismo).

    1. Mancanza di energia

    Sono comuni astenia e faticabilità. L’individuo può riferire una continua stanchezza in mancanza di attività fisica. Ridotta l’efficienza nello svolgere i compiti.

    1. Sensi di colpa

    Molto spesso le persone con disturbo depressivo maggiore interpretano eventi quotidiani neutri o banali come prova di difetti personali e provano un esagerato senso di responsabilità riguardo a eventi sfavorevoli.

    1. Ridotta concentrazione

    Molte persone riferiscono ridotta capacità di pensare, concentrarsi o prendere decisioni. Possono apparire facilmente distraibili o lamentarsi di difficoltà di memoria.

    1. Pensieri di morte

    Frequente è l’ideazione suicidaria o tentativi di suicidio. Questi pensieri variano da un desiderio passivo di non svegliarsi al mattino o alla convinzione che gli altri starebbero meglio se la persona fosse morta, a pensieri transitori ma ricorrenti di suicidarsi fino ad un piano specifico di suicidio.

    La caratteristica essenziale di un episodio depressivo maggiore è un periodo di almeno 2 settimane durante il quale vi è la presenza di umore depresso o la perdita di interesse o piacere in quasi tutte le attività.

    Le persone con disturbo depressivo maggiore presentano frequentemente facilità al pianto, irritabilità, tendenza a rimuginare, ruminazione ossessiva, ansia, fobie, preoccupazione eccessiva per la salute fisica e sintomi di dolore.

    Gli studi sui correlati neuroanatomici, neuroendocrinologi e neurofisiologici hanno messo in luce una anomalia negli episodi maggiori è l’iperattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che sembra associata alla melancolia, a caratteristiche psicotiche e a rischio suicidario. Studi di imaging con risonanza magnetica funzionale forniscono evidenze per anomalie funzionali di specifici circuiti neuronali che supportano l’elaborazione delle emozioni, la ricerca delle ricompense e la regolazione delle emozioni in adulti depressi.

    ESORDIO

    Il disturbo depressivo maggiore può insorgere a qualsiasi età ma la probabilità di esordio aumenta con la pubertà con un picco a 20 anni.

    FATTORI DI RISCHIO

    Fattori temperamentali: Il nevroticismo o affettività negativa è un fattore di rischio per l’esordio del disturbo depressivo maggiore e alti livelli rendono gli individui più sensibili allo sviluppo di episodi depressivi in risposta ad eventi di vita stressanti.

    Fattori ambientali: esperienze infantili avverse costituiscono un fattore di rischio. Eventi di vita stressanti sono stati riconosciuti come fattori precipitanti gli episodi depressivi.

    Fattori genetici e fisiologici: i familiari di primo grado di individui con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio di sviluppare il disturbo da 2 a 4 volte maggiore. L’ereditarietà del disturbo è circa del 40% e il nevroticismo spiega una parte significativa di tale predisposizione.

    COME VALUTARE LA DEPRESSIONE

    I professionisti della salute mentale hanno a disposizioni questionari come supporto per valutare la sintomatologia depressiva. Un test per la depressione serio e supportato da dati normativi non lo trovi su una rivista e se anche reperibile sul web solo un professionista è in grado di dare significato ai punteggi.

    “Se vuoi valutare la gravità della tua sintomatologia depressiva rivolgiti ad un professionista il quale legge i risultati avvalendosi di altri strumenti fondamentali come il colloquio, evita sempre l’autodiagnosi

    Fatta la dovuta premessa uno degli strumenti di elezione per la valutazione dei sintomi depressivi è senza dubbio il Beck Depression Inventory (BDI di Beck et al., 1987) per lo screening e valutazione della depressione.

    Altri questionari sviluppati per quantificare i sintomi depressivi nell’adulto sono:

    Il Test per la depressione di Goldberg (Goldberg, Bridges et al., 1988)  un questionario utile per tenere traccia settimanalmente del proprio umore.

    Il Test per la depressione di Zung (Zung, 1965) che consente di indagare e quantificare i sintomi della depressione assieme agli aspetti fisiologici legati al disturbo.

    Per la valutazione nell’anziano ottimi strumenti sono:

    La scala della Depressione in Geriatria o Geriatric Depression Scale (GDS di Yesavage, 1983) che consente lo screening della depressione in soggetti anziani con età superiore a 55 anni, anche con demenza lieve-moderata.

    La Scala Cornell della depressione nella demenza (Cornell Scale for Depression in Dementia di Alexopoulos et al., 1988) prevede screening e staging della depressione in soggetti anziani anche con gravità moderata-severa.

    Di seguito vengono riportati alcuni test utili per valutare la depressione nei bambini e in adolescenza:

    La Depression and Anxiety in Youth Scale (TAD; Newcomer, Barenbaum & Bryant, 1995). Si tratta di uno strumento in grado di fornire informazioni su pensieri, emozioni e comportamenti avvalendosi delle valutazioni da parte degli insegnanti, dei genitori e le autovalutazioni da parte dei ragazzi stessi.

    Children’s Depression Inventory (CDI; Kovacs, 1988). È una scala di autovalutazione della depressione utilizzabile dagli 8 ai 17 anni di età. Numerosi item indagano in modo specifico gli effetti della depressione in quei contesti particolarmente rilevanti per il ragazzo (ad es. la scuola).

    Infine la Children’s Depression Scale (CDS; Lang & Tisher, 1983). È uno strumento che consente di valutare gli aspetti depressivi in età infantile e preadolescenziale. Anche in questo caso viene presa in considerazione la percezione del ragazzo ma anche di genitori, insegnanti o altre figure significative nella vita del bambino.

    TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

    L’uso di psicofarmaci nel trattamento della depressione è comune. Questo approccio concettualizza la depressione come risultato di uno squilibrio chimico nel cervello.

    Gli inibitori della monoamino ossidasi (MAOIs) sono stati la prima classe di psicofarmaci molto studiati nel trattamento della depressione. Le MAOIs prevengono il calo di monoamine nel cervello.

    Gli antidepressivi triciclici (TCAs) sono, invece, coinvolti nella ricaptazione di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina e la norepinefrina. Il risultato è una maggiore concentrazione di questi neurotrasmettitori che si associa con un miglioramento dell’umore e una riduzione della sintomatologia depressiva.

    Recentemente gli inibitori selettivi della ricaptazione di serotonina (SSRIs) e di norepinefrina (SNRIs) sono considerati come le migliori strategie per il trattamento medico della depressione.

    Numerosi studi indicano che la combinazione di trattamento psicoterapico con psicofarmaci è associato con un più favorevole outcome. Questa linea di ricerche suggerisce che il trattamento farmacologico ha benefici nell’iniziale stabilizzazione del paziente, mentre la psicoterapia promuove la riduzione del distress e decresce ad ampio spettro e a lungo termine i sintomi depressivi.

    TERAPIA

    La Cognitive Behavior Therapy o Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) è il trattamento elettivo per persone con depressione. La CBT si focalizza sui pensieri, i sentimenti e i comportamenti e applica strategie cognitive e comportamentali per il distress psicologico. Questa strategia include chiedere al paziente di tornare alle attività che prima dell’episodio depressivo arrecavano piacere. La tecnica inoltre identifica pensieri distorti, denotando il tipo di errori come i pensieri catastrofici o le sovra generalizzazioni e lavora attraverso la ristrutturazione cognitiva dove i pazienti cambiano il modo di pensare. Tuttavia, è una terapia piuttosto complicata e richiede che il paziente sia capace di auto – osservare i suoi pensieri e cambiarli.

    Altre forme di terapia sono la Mindfulness e la Acceptance and Commitment Therapy (ACT). L’ACT usa strategie che si focalizzano sul vissuto e aiuta le persone partendo dalle cose che hanno valore per loro e identificando come vivere sulla base di questi valori.

    Infine la Psicoterapia Interpersonale concettualizza il problema come malattia e il suo obiettivo è supportare i pazienti nella gestione delle situazioni interpersonali attraverso la crescita delle competenze interpersonali.

    L’ATTIVAZIONE COMPORTAMENTALE

    Un’altra forma di terapia, relativamente più semplice è l’Attivazione Comportamentale. È stato messo in luce che questo tipo di terapia è efficace tanto quanto la Terapia Cognitivo Comportamentale.

    L’attivazione comportamentale è molto più semplice e richiede solamente che i pazienti conoscano quali attività trovano più piacevoli. Queste attività dovrebbero poi essere integrate nella vita quotidiana. Il trattamento con l’Attivazione Comportamentale è stato trovato non essere inferiore alla CBT. Questo significa che non ha meno effetto della CBT, con il vantaggio di essere più semplice per i pazienti e può essere attuata da Psicologi non specializzati in CBT. Allo Studio Psychè si attua l’attivazione comportamentale.

    Erika Firrincieli

    Psychè Studio

    VUOI SAPERNE DI PIU’? CONTATTAMI ORA!

    [contact-form-7 id=”4376″ title=”Depressione sintomi”]

    BIBLIOGRAFIA

    • American Psychiatric Association (APA) (2013), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.
    • Anderson IM: Selective serotonin reuptake inhibitors versus tricyclic antidepressants: a meta-analysis of efficacy and tolerability. J Affect Disord 2000; 58(1): 19–36.
    • Beck A. T., & Steer, R. (1987). Manual for the Beck Depression Inventory. San Antonio, Tex: Psychological Corporation.
    • Cuijper p, Quero S et al. Psychological treatment of depression in primary care: recent developments. Current Psychiatry Reports. 2019; 21:129
    • de Maata SM, Dekker J, Schoeversa RA, de Jonghea F: Relative efficacy of psychotherapy and combined therapy in the treatment of depression: a meta-analysis. Eur Psychiatry 2007; 22(1): 1–8.
    • Dimidjian S, Barrera M, Martell C, Muñoz RF, Lewinsohn PM. The origins and current status of behavioral activation treatments for depression. Ann Rev Clin Psychol. 2011;7:1–38
    • Feighner JP: Mechanism of action of antidepressant medications. J Clin Psychiatry 1999; 60(4): 4–13.
    • Gelenberg AJ, Freeman MP, Markowitz JC, Rosenbaum JF, Thase ME, Trivedi MH, et al. Practice guideline for the treatment of patients with major depressive disorder. Am Psychiatr Assoc. 2010.
    • Goldberg, D., Bridges, K., Duncan-Jones, P., & Grayson, D. (1988). Detecting anxiety and depression in general medical settings. British Medical Journal, 297(6653), 897-899.
    • Kovacs, M. (1988). Rating scale to assess depression in school children. Acta Paedopsychiatrica, 46, 305–315. (Adattamento italiano a cura di M. Camuffo, R. Cerutti, L. Lucarelli, & R. Mayner. Questionario di autovalutazione: Manuale. Organizzazioni Speciali, 1991.
    • Lang, M., & Tisher, M. (1983). Children’s depression scale. Hawthorn, VIC: Australian Council for Educational Research.
    • McQuaid JR, Lin EH, Barber JP, Breland-Noble AM, Cuijpers P, Greenberg LS, et al. Clinical practice guideline for the treatment of depression across three age cohorts. Washington DC: Am Psychol Assoc; 2019.
    • Nemeroff CB, Schatzberg AF: Pharmacological treatments for unipolar depression. In: A Guide to Treatments that Work, Ed 3. Edited by Nathan PE, Gorman JM. Oxford, Oxford University Press, 2007.
    • Nemeroff CB: Use of atypical antipsychotics in refractory depression and anxiety. J Clin Psychiatry 2005; 66(8): 13–21.
    • Newcomer, P., Barenbaum, E., & Bryant, B. (1995). Depression and Anxiety in Youth Scale. Austin, TX: PRO-ED. (Adattamento italiano: TAD – Test dell’ Ansia e della Depressione nell’infanzia e nell’adolescenza. Trento: Edizioni Centro Studi Erikson.
    • NICE (National Collaborating Centre for Mental Health). Depression in adults: the treatment and management of depression in adults. National Collaborating Centre for Mental Health, 2009. Available from:https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmedhealth/PMH0016605/pdf/PubMedHealth_PMH0016605.pdf;
    • Rupke SJ, Blecke D, Renfrow M: Cognitive therapy for depression. Am Fam Physician 2006; 73(1): 83–6.
    • Sheikh JI & Yesavage JA: “Geriatric depression scale (GDS): Recent evidence and development of a shorter version,” in Clinical Gerontology: A Guide to Assessment and Intervention, edited by TL Brink. Binghamton, NY, Haworth Press, 1986, pp. 165-173.
    • Stahl SM: Mechanism of action of serotonin selective reuptake inhibitors: serotonin receptors and pathways mediate therapeutic effects and side effects. J Affect Disord 1998; 51(3): 215–35.
    • Twomey C, O’Reilly G, Byrne M. Effectiveness of cognitive behavioural therapy for anxiety and depression in primary care: a meta-analysis. Fam Pract. 2015;32:3–15.
    • Weilburg JB: An overview of SSRI and SNRI therapies for depression. Manag Care 2004; 13(6): 25–33.
    • Young JE, Rygh JL, Weinberger AD, Beck AT: Cognitive therapy for depression. In: Psychological Disorders: A Step-by-Step Treatment Manual. Edited by Barlow DH. New York, NY, Guilford Press, 2008.
    • Zung, W. W. (1965). A self-rating depression scale. Archives of general psychiatry, 12(1), 63-70.